L’ex socio di Wozniak e il santone di GNU

Ci voleva la morte di Steve Jobs (RIP) per darmi la spinta a scrivere di nuovo sul mio blog, ed è già un primo miracolo (Jobs santo subito!). Spero che questa carica non si esaurisca nel giro di un post. Il mondo dei microblogging e dei social network sta uccidendo (e ne sono una vittima) i blog e i relativi potenziali contenuti.

Alcune premesse

  1. Non ho mai posseduto un MAC, ne ho usato uno (iMac G3) all’università, ma molto tempo fa quindi molto molto distante dagli attuali standard di usabilità e soprattutto di affidabilità. In compenso ho diversi amici e colleghi che ne possiedono una versione recente, e rimango sempre affascinato dalle feature e dalle potenzialità ogni volta che me ne fanno mostra. Da ultimo, ma non per ultimo, pur non avendo un MAC ho avuto modo di realizzare del software che ci girasse (libstork) e devo dire che essendo di base Unix è un piacere sviluppare a “basso livello”.
  2. Si può pensare che Steve Jobs sia un grande o meno, il fatto che io, come tanti altri ora ne stanno scrivendo fa di lui un personaggio di rilievo. Qualcuno qualche tempo fa, per altri contesti, mi disse “nel bene o nel male l’importante è che se ne parli”. Steve Jobs rimarrà sicuramente nella storia, chi, da qui a 100 anni, studierà la nascita dell’Informatica troverà sempre e comunque un capitolo riservato ai sistemi Apple.
  3. Il libro che sto sgranocchiando ora si intitola “Marx. Il Capitale. Una biografia” di Francis Wheen, mi introdurrà alla lettura ben più difficoltosa del già acquistato ed originale “Il Capitale” di Karl Marx. Questo per evidenziare che le mie riflessioni sono condite, insaporite e  ovviamente influenzate dalle teorie economiche marxiste traslate e tradotte in chiave moderna.
  4. Come i miei colleghi ormai sapranno il mio gioco dei ruoli è fare la voce fuori dal coro, in modo tale che il mondo si possa dividere in due: pro-simone, contro-simone, indipendentemente dal contesto o dall’argomento.

Jobs è morto

Steve Jobs è passato a miglior vita, analizzando l’evento pragmaticamente si potrebbe dire che prima o poi lo seguiremo anche noi in questo suo nuovo cammino, o anche che, viste le sue precarie condizioni di salute, era facilmente prevedibile che in breve tempo ci avrebbe lasciati. Sta di fatto che ora non c’è più. Non avremo più modo di ascoltare i suoi discorsi, keynote, lectio magistralis, ecc.. Se ne è andata un pezzo di storia dell’Informatica. La preoccupazione nel merito va subito alle generazioni future, mi auguro che possano avere docenti in grado di mostrare loro, con la giusta evidenza la vita, le opere e i miracoli (economici e non) di Jobs.

Io ho l’iPhone e tu no, pappappero

Non ho un iPhone e non desidero averne uno. Datemi liberamente del fondamentalista, ipocrita, retrogrado, vecchio, ognuno scelga, a seconda della maschera pirandelliana che indossa, il suo aggettivo-appellativo preferito. Probabilmente non ne ho bisogno, o non ne sfrutterei le potenzialità. Quello che posso affermare è che ai miei occhi l’iPhone appare come uno status symbol e la sua essenza ne rappresenta la motivazione principale del suo acquisto/uso. Esistono eccezioni o casi particolari dove l’iPhone potrà rappresentare una scelta dettata dalla necessità o dalla comodità, ma quel che vedo nella sua diffusione è ben altro. Sei giovane, sei alla moda, hai un iPhone, se non cellai sei fuori.

Feticcio, feticismo, e cacasenno

Una conoscenza basilare delle teorie marxiste, che se ne condivida l’efficacia o meno, fa saltare in mente la definizione di feticcio che da Marx relativamente al valore della merce. Lungi da me l’essere in grado di essere puntuale sulla sintesi delle teorie marxiste, il feticismo applicato alla merce permette alla merce stessa di acquisire semi-automaticamente un valore sul mercato pari all’adorazione che se ne ha o se ne percepisce. Un iPhone può essere venduto a tanto quanto si è disposti a pagare per averne uno. Il prezzo è dunque irrilevante, costasse ad oggi il doppio o il triplo, la percentuale di acquirenti che desisterebbero sarebbe veramente minima. Il possederlo offre molto più del corrispettivo in vile denaro. E questo accade non solo per i prodotti Apple ma per tutti gli altri feticci, feticcini e cacasenni in commercio. Una delle applicazioni più popolari per iPhone sembra essere instagr.am, uno sharing sociale di fotografie, qui il feticcio assume connotati interessanti. Si sta in coda per ore per acquistare un iPhone con la nuova fotocamera a n Megapixel e poi si fanno foto con effetto “vecchia polaroid”, artistiche quanto vogliamo ma pur non degne di cotanta tecnologia.

LGSP (Lavoro Guadagno Spendo Pretendo)

Chi ha inventato la nouvelle cuisine deve essere stato un genio, far pagare di più per mangiare di meno. Ti mettono un piatto gigantesco a tavola, te lo presentano con un nome da trecentoquarantasei caratteri, all’interno ci posizionano due cucchiai di banale riso alle zucchine e (per renderlo più saporito) te lo fanno pagare salato! La frase irriverente del titolo, pronunciata da famosi abbienti, si riduce ad essere soggiogata implicitamente da una mera operazione commerciale. E qui Jobs ha fatto da maestro. Ha reso appetibili dei prodotti, sicuramente all’avanguardia, sollevando la loro essenza ben più in alto di quanto ci si potesse immaginare.

Steve Jobs chi era costui?

Ma allora chi era veramente Jobs? Un visionario? Sicuramente. Un genio dell’Informatica? Probabilmente. Certamente Jobs era un commerciale che ha saputo sfruttare (a sua insaputa?) le teorie marxiste del capitalismo e del plusvalore della merce a suo favore. Sarebbe bello poterlo ricordare anche sotto questo punto di vista oltre che ai già citati. Ma non trascuriamo dettagli che lo hanno reso tale. Steve Jobs sarebbe diventato il “visionario” senza il suo poco citato ex-socio Wozniak? Le fabbriche cinesi di iPhone, iPad, iPod della Foxconn sono state rese famose alla cronaca per i numerosi suicidi degli operai che vi lavoravano. E’ eticamente accettabile acquistare un prodotto che nel suo prezzo include anche quello di vite umane?

Salviamo il soldato Richard

Molti hanno polemizzato l’intervento di Richard Stallman riguardo la morte di Jobs, ma forse pochi si sono sforzati di comprendere e di dare una chiave di lettura a ciò che egli ha cercato di esprimere. L’influenza di Jobs che RMS sintetizza nelle parole “the pioneer of the computer as a jail made cool, designed to sever fools from their freedom” deve essere necessariamente valutata anche sotto il profilo etico e della libertà. Un prodotto Apple offre davvero poco sotto il profilo della libertà e costruisce spesso meccanismi per bloccare l’utente: brevetti, DRM, ecc. Il mio, come quello di Stallman è un punto di vista alternativo, opinabile ma pur tale. Non sono contento della morte di Jobs, nessuno lo sarebbe, ma in me non posso non sperare che con lui finisca un’era di chiusura, di brevetti e di lock-in nei prodotti Apple.

Cogli la nuova mela

Netscape tempo fa, anche grazie al saggio La cattedrale e il Bazaar ha compiuto un passo gigantesco e da quell’atto eroico è nato il progetto Mozilla e il browser Firefox. La speranza, sicuramente utopica, è quella di una palingenesi libera della Apple e dei suoi prodotti. Una nuova nascita che, come l’araba fenice, rinasca dalle sue (compiante) ceneri e doni vita nuova ad uno spettacolare esemplare di uccello fiammante. Libero sofware in libero hardware ovviamente. Non più trucchetti per restringere la libertà dell’utente e non più inganni per controllarlo remotamente.

2 pensieri su “L’ex socio di Wozniak e il santone di GNU

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