L’uomo in cravatta

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Credo che l’incompetenza sia il più grave male del terzo millennio. Ho sempre sostenuto la tesi del “se non so, non parlo“, vagamente ispirata al “so di non sapere” di Socrate e causa dei giudizi critici sulla mia scarsa partecipazione nelle discussioni. Rimango veramente impressionato dalla mediocrità che esiste nel mio settore: un’immensa folla di ingegneri-benvestiti che indossando la cravatta da marketing-manager si fanno profeti di conoscenze. Credo che oggi la credibilità si misuri in base alla lunghezza della cravatta indossata. Come può una persona dare fiducia ad un hacker in maglione che lavora utilizzando un emulatore di terminale? Mi sento un alieno, un essere extraterrestre. Anni spesi a studiare codice, programmare, leggere documentazioni, tenere conferenze e poi…rimanere scioccato dalla pochezza delle conoscenze di un tizio-ingegnere-benvestito. Vorrei avere al mio fianco qualche altro hacker, magari qualche amico dell’università (dragas, mana, fero, gareuselesinge, …) Vorrei una macchina fotografica per immortalare la mia espressione durante certe assurde richieste dell’ingegnere-benvestito o la sua espressione mentre gli spiego che un firewall può anche essere scritto a mano in un file di testo. Vorrei tanto avere la sua attenzione per potergli spiegare lo stack TCP/IP in tutti i suoi livelli ISO/OSI. Vorrei che il Mondo capisse cosa vuol dire aderire agli standard.

Essere hacker vuol dire vivere da emarginati sociali…almeno nel Mondo dei “benvestiti”. La cultura non ha nessun valore per queste persone, i meriti non sono riconosciuti a chi sa, ma chi fa sembrare di sapere. Riescono a venderti un sistema più vecchio di mio nonno in pochi istanti, ed in questo riconosco loro tutti i meriti. Sono veramente bravi…come marketing-man.

Spesso mi hanno fatto domande circa la differenza fra un Ingegnere informatico e un Informatico, rispondevo sempre vagamente, forse perché anche a me non era ben chiara la differenza. Oggi posso dire di aver colto il vero, netto divario fra le due classi sociali. Un Ingegnere informatico usa dei metodi matematici per risolvere problemi, ed è bravissimo in questo compito, la sua formazione prevede il classico schema “problema – metodo risolutivo”. Un Informatico costruisce metodi matematici. Gli ingegneri-benvestiti, quindi, partono già dalla loro nascita svantaggiati! Il solo infrangere gli schemi li manda in panico, li getta nel caos più totale…diventano poeti! Sì, poeti. Se il gergo informatico potesse essere utilizzato per comporre poesie, la produzione letteraria di un ingegnere-benvestito in panico sarebbe una delle massime espressioni prosaiche. Parole e frasi casuali tratte da un vocabolario informatico acquistato in offerta al supermercato dietro l’angolo. Un’accozzaglia di sentenze che, espresse con il loro saper fare, convincono e fanno credere.

Ho l’impressione che il nodo della loro cravatta sia un po’ troppo stretto e impedisca al sangue di confluire al cervello. La questione più grave è che ho iniziato a pensare che la missione della mia vita consiste nel redimere gli ingegneri-benvestiti dai loro peccati di ignoranza. Morirei martire per questo.

Un pensiero su “L’uomo in cravatta

  1. Carissimo Simone, il miraggio che sia la competenza a dare l’autorità è, appunto, un miraggio.
    Sono coloro che hanno imparato l’arte della mediazione a riuscire nella vita e credo che invece di morire martire, con la tua grande intelligenza, puoi superare questo momento.
    Ti consiglio di usare il jujiitsu negoziale, visto che ti piacciono le arti marziali.
    Sfrutta la loro forza (che tu riconosci e di cui ti vergogni) contro di loro ricordando che chi lavora bene, prima o poi, riscuote sempre con gli interessi.
    Qualche indizio? Linus Torvalds, Eric Raymond…
    Qualche buona lettura? L’arte del negoziato, Come trattare gli altri e farseli amici (brutto il titolo ma bello il libro), Il piccolo principe (Che narra la tua stessa esperienza
    http://digilander.libero.it/Gretablu/il_piccolo_principe/ ), Shakespeare (Amleto)

    Un unico consiglio: non considerare mai sbagliato il mondo e non considerare mai sbagliato te. E’ solo un errore di parallasse quello che stai misurando ora.

    Quando il tuo mondo interiore è troppo compresso dal tuo mondo esteriore allora ricorda Stallman che dice

    “Tempo dopo venni a conoscenza di questa massima, attribuita a Hillel2:

    Se non sono per me stesso, chi sarà per me?

    E se sono *solo* per me stesso, che cosa sono?

    E se non ora, quando? “

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