Archive for Maggio 2007
Irish Coffee recipe

A classic Irish coffee (Irish: Caife Gaelach) consists of hot coffee, Irish whiskey, and sugar, with double cream whipped until it begins to stiffen, floated on top. The original Irish coffee, or so the lore would have it, was invented at Foynes by Mr. Joseph Sheridan, the head chef there. (Foynes was the precursor to Shannon Airport in the west of Ireland). The coffee was conceived as a warmer for trans-Atlantic travelers in the 1940s. Stanton Delaplane, travel writer for the San Francisco Chronicle claimed to have brought Irish coffee to the U.S. when he convinced the Buena Vista bar in San Francisco to start serving Irish coffee on November 10, 1952. Since then, the Buena Vista has become famous for its Irish coffee.
Preparation
- Black coffee should be prepared in the usual manner;
- Whiskey and minimum of a level teaspoon of sugar (or more to taste) should be added and stirred into the coffee until fully dissolved. The purpose of the sugar is to keep the cream floating, and from melting into the mix;
- The cream should be dropped on top of the coffee forming a ‘head’, and thereby giving an overall appearance similar to that of a properly poured Guinness. It helps to pour the cream slowly over a spoon that has been heated in a mug of boiling water.
Resources
Il mio gatto Pito

Oggi voglio presentarvi il mio gatto Pito. Mi piacciono molto i gatti e sono affascinato dal loro comportamento. A differenza del cane che vede il proprio padrone come un genitore, il gatto considera il padrone come il proprio figlio. Questo vuol dire che sono loro a comandare, ecco perché obbediscono solo e quando ne hanno voglia! Questa caratteristica da vita a spettacolari occasioni: Pito ha l’abitudine di lasciare davanti al portone di casa le teste delle sue vittime (topi, cavallette, ecc..). Se da una parte il gatto recita il ruolo di genitore, facendo da maestro di caccia, dall’altro vuole dimostrare la sua gratitudine al padrone, sterminando i topi nel suo (del gatto!) territorio.
Due etti di sicurezza

Molti dicono che sono fissato sulla protezione dei dati personali. Forse hanno ragione, o forse, semplicemente, non riescono a comprendere l’importanza dei dati personali. Dalla mia piccola esperienza ho visto far circolare password via email senza crittografia (figuriamoci firma digitale!), password di CVS consegnate insieme al progetto, account FTP aziendali resi pubblici per permettere l’upload di file… Nella convinzione che ognuno è libero di fare ciò che più ritiene opportuno, credo che la sicurezza venga considerata come un prodotto da acquistare ed installare. “Voglio proteggermi? Semplice: installo un software di sicurezza e posso dormire tranquillo“. Un software per la sicurezza? C’è gente che discute su quale software renda più sicuro il proprio PC…lo fa davvero! Le stesse persone di solito si lamentano e rimangono incredule quando devono inserire le proprie credenziali per poter far login su di un sistema. La sicurezza non è un elemento della lista della spesa. L’ho detto e lo ripeto: “Credo che l’incompetenza sia il più grave male del terzo millennio”. La prima frase della prima lezione del corso di Sicurezza (tenuto da un certo prof. Ozalp Babaoglu) all’università è stata:
“La sicurezza non esiste!”
Mi dispiace, non voglio adeguarmi ad un mondo dove l’informatica è equiparata all’Informatica. Uno dei testi del corso di Sicurezza (Applied Cryptography di un tale Bruce Schneier) recitava:
“The mantra of any good security engineer is: “Security is not a product, but a process.” It’s more than designing strong cryptography into a system; it’s designing the entire system such that all security measures, including cryptography, work together.”
Se da una parte sono preoccupato dalla negligenza dell’utente medio, dall’altra ne sono molto contento. Spero che ciò sia elemento catalizzatore per far comprendere che l’Informatica non è roba per il figlio del panettiere dietro l’angolo (senza nessuna offesa per i panettieri o per i figli!).
Everlasting Gobstopper

Il succhia succhia che mai si consuma
While jawbreakers have been known as gobstoppers in the United Kingdom for at least eighty years, the fictional Everlasting Gobstoppers first appeared in Roald Dahl’s 1964 children’s book Charlie and the Chocolate Factory, and later in its two movie adaptations (the 1971 musical Willy Wonka and the Chocolate Factory and the 2005 Tim Burton adaptation Charlie and the Chocolate Factory). In Dahl’s story, Everlasting Gobstoppers were designed by Willy Wonka, the owner of a massive chocolate factory, for children with “very little pocket-money”, and were purported to last forever, as the name suggests. If someone bit an Everlasting Gobstopper, the person would break their teeth. In the 1971 film, Wonka’s exact words on the subject were “You can suck ‘em and suck ‘em and suck ‘em, and they’ll never get any smaller”.
In the original novel, the Everlasting Gobstopper looked like a normal round jawbreaker which flashed with a variety of colors. In the 1971 film, it had a defined core with small colored bursts traversing the outside of the core, similar to kompeito or a bumble ball. The 2005 film showed Everlasting Gobstoppers as they were in the novel, as round jawbreaker-like candies.
(Fonte: Wikipedia)
Perché sviluppare software portabile

Credo che uno dei primi obiettivi di un software progettato oggi sia la portabilità. Sviluppare un software portabile vuol dire prevederne il funzionamento indipendentemente dall’architettura (x86, ppc, ecc.) e/o dal sistema operativo. Ovviamente tutto ha un costo (come ho già detto), ma il beneficio è enorme e non tutto è così scontato. Il più grande errore di oggi è dire: “Questo software deve girare solo sotto Windows”, anche perché ci si potrebbe chiedere: “Quale Windows?”. In generale non è buona cosa usare i paraocchi e vedere solo quello che è commerciale o solo quello che è trend. In particolar modo il settore dell’Information Technology subisce notevoli e repentini mutamenti, occorre, quindi, documentarsi e studiare continuamente, altrimenti si rischia di essere obsoleti. Emarginare l’utenza che non è maggioranza è un grosso errore: Apple, ad esempio, sta sfornando ottimi prodotti apprezzati dal mercato e dagli utenti. Inoltre, nella maggior parte dei casi, sviluppare per Unix vuol dire sviluppare per MacOSX, GNU/Linux, i vari *BSD e il nuovo OpenSolaris della SUN. Una delle principali comodità che offre lo sviluppo di software portabile è, quindi, quella di poter riutilizzare il codice o parte di esso. Alcuni consigli che mi sento di dare per poter sviluppare codice portabile:
- Usare un linguaggio portabile:
- Standard ISO o ANSI (Es. C/C++)
- Linguaggio interpretato (Es. Python, Perl)
- Middleware (Es. JAVA, ma non .NET!)
- Sviluppare codice modulare:
- Separazione contesti: (Es. librerie funzionali da interfaccia grafica).
- Usare gli autotools.
- Interfaccia grafica adattabile:
- Usare template per la GUI (Es. libglade + XML)
- Usare librerie grafiche portabil (Es. GTK+, FLTK)
Il costo di progettazione sarà sicuramente maggiore rispetto a quello tradizionale, ma permette di essere indipendenti dalla piattaforma su cui si lavora, anche in virtù della diffusione delle nuove periferiche PDA, Smartphone, TabletPC, ecc.
Contento o Felice?

La felicità non è fare tutto ciò che si vuole, ma volere tutto ciò che si fa.
(Friedrich Nietzsche)
Sia ψ l’espressione numerica della contentezza con: ψ ∈ N.
Sia φ l’espressione numerica della felicità con: φ ∈ N.Sia ƒ(x) “essenza” di x e Γ(y) “visione” di y, si ha che:
ƒ(Γi(φ)) > ƒ(Γk(ψ)) i,k ∈ N.
Lascio al lettore la libera interpretazione del mio pensiero!
flatnuke 2.6
E’ con grande emozione che annuncio, a nome di tutti gli sviluppatori flatnuke, il rilascio della versione 2.6 nome in codice: “ants“. Una versione che ha visto protagonisti diversi sviluppatori che, come “formiche”, hanno collaborato alla creazione di una nuova ed importante versione di flatnuke. Questa versione ha molto da dare all’utente finale. Flatnuke è al passo con i tempi, supporta le API metaWeblog (le stesse di wordpress per indenderci) e permette di postare in maniera automatica e veloce le notizie, potenziando, così, le sue capacità di blog. Notevoli miglioramente alla gestione della galleria immagini ora collegata con la gestione delle notizie. Ma la grande novità di questa versione è la tanto attesa integrazione del forum all’interno delle pagine del sito, un grande lavoro che darà molte soddisfazioni.
09F911029D74E35BD84156C5635688C0

09-F9-11-02-9D-74-E3-5B-D8-41-56-C5-63-56-88-C0
Questa è la chiave di decodifica dell’algoritmo che protegge i film nel formato HD-DVD. Tale chiave, fino ad ora sconosciuta, è stata pubblicata su un blog che è stato subito censurato a causa della violazione di copyright. Come credono sia possibile censurare una notizia del genere sul web? Dopo pochi istanti altri migliaia di siti web pubblicavano la chiave e la segnalavano grazie a digg. Un fenomeno di massa dalla portata incredibile. E’ nato addirittura un dominio che pubblica interessanti immagini sul tema della chiave crittografica.
Terrorismo Romano

“Il Papa ha detto che non crede nell’evoluzionismo. Sono d’accordo, infatti la Chiesa non si è mai evoluta. Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Invece non è stato così per Pinochet, per Franco e per uno della banda della Magliana”.
Andrea Rivera – Concerto 1° Maggio, Roma.
L’Osservatore Romano considera un gesto di “terrorismo” le parole pronunciate da Andrea Rivera. Ora io non sono un giornalista, non sono nemmeno un esperto in semantica della lingua italiana, perciò ho voluto documentarmi sul significato di “terrorismo“. Sicuramente ho una visione distorta di ciò che questa parola rappresenta, visto che un giornale del calibro dell’Osservatore Romano la usa con tale facilità! Riporto, perciò, ciò che leggo dal vocabolario della lingua italiana De Mauro:
ter|ro|rì|smo: metodo di lotta politica utilizzato da gruppi rivoluzionari o sovversivi che, considerando impossibile conseguire con mezzi legali i propri fini, tentano di destabilizzare o rovesciare l’assetto politico–sociale esistente con atti di violenza organizzata.
Sono, però, amico della logica matematica e qualcosa non funziona nelle affermazioni dell’Osservatore Romano. Fino a prova contraria considero la libertà di espressione una forma democratica di comunicazione e non di “violenza organizzata”. Ma il giornale continua con:
“E’ terrorismo alimentare furori ciechi e irrazionali contro chi parla sempre in nome dell’amore. E’ vile e terroristico lanciare sassi, questa volta addirittura contro il Papa, sentendosi coperti dalle grida di approvazione di una folla facilmente eccitabile”.
Qui la logica è andata a farsi benedire! Ancora una volta metto in dubbio le mie capacità di analisi semantica in merito all’uso del termine “vile“. Sempre dal vocabolario della lingua italiana De Mauro cito:
vì|le: che, chi manca di coraggio; che, chi è incapace di assumersi le responsabilità delle proprie azioni.
Ma cosa manca ad una persona che, davanti a 700.000 persone (ma l’Osservatore Romano punta al ribasso e dice 400.000), esprime chiaramente le proprie idee, affinché possa essere considerato “capace di assumersi le proprie responsabilità”? Eppoi…che strano, pensavo che una “folla facilmente eccitabile” fosse presente ogni Domenica in piazza San Pietro davanti al Vaticano…
Un proiettile pesante

Il 29 Aprile 2007 mons. Angelo Bagnasco riceve un plico contenente un proiettile. Un atto forte, duro e sicuramente da condannare. L’arcivescovo di Genova riceve in maniera trasversale, rispetto ai partiti politici, segni di solidarietà. Non ci sono dubbi, l’artefice di questa intimidazione ha sicuramente scelto una delle più brutte forme di comunicazione per manifestare il proprio pensiero. Detto questo, credo che occorra analizzare attentamente ciò che l’atto (ripeto: da condannare) in se rappresenta. Non stiamo parlando di un problema esclusivamente sociale, dato che mons. Bagnasco il 7 Marzo 2007 è stato eletto presidente della CEI in sostituzione del card. Camillo Ruini. Si tratta chiaramente di una manifestazione di una classe socio-politica (chiamiamola pure minoranza sociale) che sente il peso delle ingerenze della Chiesa negli affari politici italiani. Il proiettile non è destinato alla persona di mons. Bagnasco, l’intimidazione è focalizzata, ovviamente, sulla Conferenza Episcopale Italiana, di cui il monsignore ne è solamente il rappresentante. Il tema è scottante e critico per l’intero panorama politico. Durante il concerto del 1° Maggio Andrea Rivera non esita a riportare sul palco, di fronte a 700.000 (settecentomila) persone, il tema delle forti scelte della Chiesa come la negazione dei funerali a Welby. Stiamo assistendo ad un fenomeno sociale importante, a mio modesto parere, di vaste dimensioni tali da sfociare nel contesto politico. Cerchiamo di evitare facili espressioni di solidarietà e di capire quello che in realtà sta accadendo ai rapporti fra Stato e Chiesa.





