Simone Vellei (Henomis) Blog

Una rivolta è in fondo il linguaggio di chi non viene ascoltato

Archive for Marzo 2007

In direzione ostinata e contraria

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Guardarsi intorno per cercare di capire dove si sta andando vuol dire fermarsi, contemplare il vissuto. Credo proprio di aver bisogno di un weekend tranquillo. L’ho detto talmente tante volte che ormai ha perso senso, lo so! Eppure mi sto impegnando per un programma alternativo…forse troppo alternativo! Sono certo che stasera una delle frasi che dirò al mio cervello sarà:

Suono meglio quando il pubblico è agitato!

Tratta direttamente dal film “The Blues Brothers“. Sicuramente mi scorreranno davanti le mie teorie sui Mondi Caotici e forse mi dirò anche:

One shot, one kill!

come mi hanno consigliato…o semplicemente cercherò di “ballare con la musica” seguendo il ritmo e interpretandone l’intensità.

Written by henomis

22 Marzo 2007 alle 09:38

Pubblicato in Generale, Personal

Affinità elettive

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All’interno delle ante del mio armadio ci sono due poster, uno per ogni lato. Il primo raffigura Carmen Consoli durante un suo concerto, l’altro no. Da ormai circa 10 anni l’altro poster mi ricorda una mia rivisitazione della metafora del “leone e della gazzella”:

Ogni giorno un pazzo si sveglia e inizia a pensare,
ma non sa che le sue idee sono utopie

Ogni giorno un informatico si sveglia e inizia a pensare,
è cosciente che per lui non esistono utopie

Incosciamente tutte le mattine mentre mi vesto rileggo questa frase… Pochi giorni fa, però, sono riuscito a trovare una buona definizione di “utopia” che forse stravolge la mia teoria del “pazzo e dell’informatico”.

Definizione di utopia:

Un’utopia è un’idea un po’ più difficile da realizzare.

Come collegare le “affinità elettive” alla nuova definizione di utopia è una questione che sto studiando…spero di trovare presto una risposta.

Written by henomis

21 Marzo 2007 alle 09:12

Pubblicato in Generale

La ballata degli amori inutili

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La ballata degli amori inutili

Io canto dell’arme, di lotte e di tenzon.
Io canto di gioia, paura ed amor.
Di un cavaliere che si innamorò,
di una fanciulla che lo rifiutò.

Povero cavaliere smetti di vaneggiar
e ciò che vedi morto tu devi dimenticar.
Furono per te giorni assai felici,
ovunque lei andasse, tu sempre la seguivi.

Amata come amata nessuna sarà mai,
solo con lei all’amore giocherai.
Tu lo volevi e lei non si negava,
intanto finiva una splendida giornata.

Ora che lei il cavalier non vuole più,
non essere infelice, non inseguirla tu.
Non cedere, resisti con animo risoluto,
addio fanciulla il cavalier ormai è perduto.

Non verrà a cercarti, se tu non lo vorrai,
non più desiderata, fanciulla tu soffrirai.
Che vita ti rimane povera scellerata?
Chi ti vorrà? Che tu sia dannata!

Chi amerai? Da chi sarai amata?
Chi bacerai? Da chi sarai viziata?
Ma tu cavaliere non cedere, resisti
Ma tu cavaliere non cedere, resisti

Io canto dell’arme, di lotte e di tenzon.
Io canto di gioia, paura ed amor.
Di un cavaliere che si innamorò,
di una fanciulla che lo rifiutò.

Written by henomis

20 Marzo 2007 alle 11:21

Pubblicato in Musica

L’uomo in cravatta

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Credo che l’incompetenza sia il più grave male del terzo millennio. Ho sempre sostenuto la tesi del “se non so, non parlo“, vagamente ispirata al “so di non sapere” di Socrate e causa dei giudizi critici sulla mia scarsa partecipazione nelle discussioni. Rimango veramente impressionato dalla mediocrità che esiste nel mio settore: un’immensa folla di ingegneri-benvestiti che indossando la cravatta da marketing-manager si fanno profeti di conoscenze. Credo che oggi la credibilità si misuri in base alla lunghezza della cravatta indossata. Come può una persona dare fiducia ad un hacker in maglione che lavora utilizzando un emulatore di terminale? Mi sento un alieno, un essere extraterrestre. Anni spesi a studiare codice, programmare, leggere documentazioni, tenere conferenze e poi…rimanere scioccato dalla pochezza delle conoscenze di un tizio-ingegnere-benvestito. Vorrei avere al mio fianco qualche altro hacker, magari qualche amico dell’università (dragas, mana, fero, gareuselesinge, …) Vorrei una macchina fotografica per immortalare la mia espressione durante certe assurde richieste dell’ingegnere-benvestito o la sua espressione mentre gli spiego che un firewall può anche essere scritto a mano in un file di testo. Vorrei tanto avere la sua attenzione per potergli spiegare lo stack TCP/IP in tutti i suoi livelli ISO/OSI. Vorrei che il Mondo capisse cosa vuol dire aderire agli standard.

Essere hacker vuol dire vivere da emarginati sociali…almeno nel Mondo dei “benvestiti”. La cultura non ha nessun valore per queste persone, i meriti non sono riconosciuti a chi sa, ma chi fa sembrare di sapere. Riescono a venderti un sistema più vecchio di mio nonno in pochi istanti, ed in questo riconosco loro tutti i meriti. Sono veramente bravi…come marketing-man.

Spesso mi hanno fatto domande circa la differenza fra un Ingegnere informatico e un Informatico, rispondevo sempre vagamente, forse perché anche a me non era ben chiara la differenza. Oggi posso dire di aver colto il vero, netto divario fra le due classi sociali. Un Ingegnere informatico usa dei metodi matematici per risolvere problemi, ed è bravissimo in questo compito, la sua formazione prevede il classico schema “problema – metodo risolutivo”. Un Informatico costruisce metodi matematici. Gli ingegneri-benvestiti, quindi, partono già dalla loro nascita svantaggiati! Il solo infrangere gli schemi li manda in panico, li getta nel caos più totale…diventano poeti! Sì, poeti. Se il gergo informatico potesse essere utilizzato per comporre poesie, la produzione letteraria di un ingegnere-benvestito in panico sarebbe una delle massime espressioni prosaiche. Parole e frasi casuali tratte da un vocabolario informatico acquistato in offerta al supermercato dietro l’angolo. Un’accozzaglia di sentenze che, espresse con il loro saper fare, convincono e fanno credere.

Ho l’impressione che il nodo della loro cravatta sia un po’ troppo stretto e impedisca al sangue di confluire al cervello. La questione più grave è che ho iniziato a pensare che la missione della mia vita consiste nel redimere gli ingegneri-benvestiti dai loro peccati di ignoranza. Morirei martire per questo.

Written by henomis

7 Marzo 2007 alle 07:59

Pubblicato in Generale, Informatica